I limiti delle riforme di Paul Mattick
Pubblicato: maggio 17th, 2012 | Autore: marxistinordest | Categoria: Economia marxista, Movimento sindacale, Teoria marxista | No Comments » NUMERO DI VISITE: 9loading...
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La società civile vicina ai partiti ha avviato una mobilitazione a sostegno del sindaco di Udine. Reazioni e critiche di Rc, Sel e Idv dopo la scelta del Pd di organizzare le consultazioni interne
di Paolo Mosanghini
UDINE. Le consultazioni interne al Pd per scegliere il candidato presidente alle regionali 2013 ha mandato su tutte le furie i partiti del centrosinistra. Che si stanno organizzando per non farsi spiazzare. Il tira e molla dei democratici non è piaciuto, tanto che parte della società civile vicina alla sinistra ha avviato una raccolta di firme a sostegno della candidatura del sindaco di Udine Furio Honsell. Non sarebbero i partiti a portare avanti l’iniziativa, ma associazioni di volontariato che fanno capo a quell’area politica. Insomma, un modo per “blindare” il sindaco di Udine, trattato male – secondo qualcuno – dai democratici. La raccolta di firme doveva essere già presentata la scorsa settimana, ma proprio il balletto interno ai democratici ha fatto sì che anche a sinistra si prendesse tempo.
Ma dopo l’assemblea di sabato le reazioni non si sono fatte attendere. Per il segretario regionale di Rifondazione comunista, Kristian Franzil, «l’assemblea regionale del Pd ha avuto un esito parziale e contraddittorio. I dirigenti continuano a dimenticare che la loro cosiddetta, e secondo noi sciagurata, vocazione maggioritaria resta una vocazione e non la realtà». Franzil sostiene che i dirigenti del Pd «si comportano come se intorno a loro, in opposizione a Tondo, non ci fosse nulla, dimenticandosi degli esiti delle amministrative e della necessità di costruire una coalizione per poter raggiungere l’obiettivo di una vittoria alle prossime regionali».
Per l’esponente del Prc «le primarie sono contraddittorie perché è del tutto evidente che chi del Pd non è non ha alcun motivo per recarsi a votare. Decidere chi potrà candidarsi e chi potrà votare non è delegabile a un gruppo tecnico, almeno che non sia una furbizia per trovare il metodo migliore per blindare il candidato – conclude – che sarà scelto dopo le solite estenuanti riunioni interne».
Chiede chiarezza anche il Sel: «Per noi le primarie sono indispensabili. Se si vogliono trovare artifici non ci faremo scoraggiare. Non siamo innamorati – prosegue – dei candidati di partito, non abbiamo l’ansia da controllo per cui l’unico presidente possibile è quello che esce dalle nostre fila. Chiediamo però al Pd di chiarire se pensano che il loro programma debba essere accettato supinamente da tutti gli altri o se il programma del centrosinistra unito vada discusso fra tutti e con la società civile di questa regione in un percorso partecipato». Lauri avverte: «Le primarie interne non siano uno steccato per dividere il popolo del centrosinistra: a beneficiarne alla fine sarebbero Tondo e la destra da un lato e il movimento di Grillo dall’altro».
Il Pd è debole, è invece il giudizio dei dipietristi. «Che un partito complesso come il Pd sia costretto alle primarie interne per individuare il candidato a quelle di coalizione è plausibile, ma pare più un’espressione di debolezza», dice il segretario regionale di Idv, Giovanni De Lorenzi. Secondo l’esponente dipietrista «è una valutazione sbagliata quella del Pd, che forse ritiene di aggregare la società civile attorno a una leadership indipendente, mentre invece penso che le espressioni della società da amministrare siano da coinvolgere su una base programmatica condivisa».
Per De Lorenzi «il rischio è l’implosione del Partito democratico al punto da pregiudicare la formazione di una alleanza politica, l’unica oggi possibile, tra le forze politiche che ora stanno all’opposizione dell’attuale governo della nostra Regione. Italia dei valori è paziente e responsabile, ma non starà con le mani in mano ad aspettare l’esito dei duelli interni al Pd e avvierà per proprio conto un confronto con la società civile».
E nel Pd c’è chi si allarma per l’agitazione che si respira: «Le forti reazioni negative di Prc, Sel e Idv per la scelta del Pd preoccupano non poco. Una situazione che può compromettere la coalizione di centrosinistra proprio alla vigilia delle regionali del 2013 e che rischia di isolare il Pd», è il commento del capogruppo del Pd e candidato alle primarie Gianfranco Moretton.
PD, per le regionali una “grande coalizione” che vada dall’UDC a SEL
Lo ha detto oggi il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Gianfranco Moretton. “Esclusa la sinistra radicale. A breve ci saranno le regole per le primarie”
PD: per le elezioni regionali verranno fatte le primarie
”La coalizione su cui il Pd punta per le regionali del 2013 è una coalizione di centrosinistra che vada da Sel all’Udc, escludendo la sinistra radicale”. Lo ha detto oggi a Udine il capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, Gianfranco Moretton.
”In merito alle primarie interne al Pd per la scelta del suo candidato nel 2013 – ha proseguito Moretton -, entro un mese la Commissione presieduta dal presidente dell’Assemblea regionale del partito, Tarcisio Barbo, stabilirà un regolamento con norme precise”. (ANSA)
Udine, 11.05.2012
Apprendiamo dal Segretario Regionale Franzil, estensore di una lettera aperta in vista della tanto attesa assemblea regionale del PD, che in Friuli Venezia Giulia Rifondazione Comunista si prodiga per costruire una coalizione di centrosinistra “indipendente da quello che succederà a livello nazionale”.
Vogliamo ricordare al Segretario Regionale che proprio domani, sabato 12 maggio, la Federazione della Sinistra scenderà in piazza a Roma contro le politiche del Governo Monti, la riforma del lavoro e la paventata revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, contro un governo sostenuto, se c’è bisogno di ricordarlo ancora una volta, dal Partito Democratico di Bersani.
Sembra piuttosto schizofrenico essere amici a Trieste e nemici a Roma.
Dai recenti risultati elettorali sia italiani che europei bisogna trarre un’importante insegnamento e cioè che è possibile raccogliere notevoli consensi anche e soprattutto presentandosi autonomamente al di fuori di logiche di coalizione, lo dimostrano i dati del Movimento 5 Stelle in Italia e di Syriza in Grecia.
L’unica via percorribile per Rifondazione Comunista è quella del rifiuto assoluto delle politiche di austerità dell’Europa dei banchieri e la rottura coi partiti che, dentro quelle compatibilità, confinano la loro azione e confezionano il loro tracollo.
Invece di dedicarsi alla costruzione di qualcosa di fecondo fuori dall’unità nazionale costruita attorno al PD, che è ciò di cui si sente realmente la necessità in questo momento, si continua a voler unire soggetti con traiettorie politiche diverse.
Il vero “irrigidimento all’interno di un recinto prefissato” che “blocca le nostre potenzialità”, per citare la lettera aperta del Segretario Regionale Franzil, è quello costituito da un costante atteggiamento subalterno nei confronti di un soggetto politico tra i maggiori responsabili della macelleria sociale, ricordiamo che il PD ha salvato il governo Monti svendendo un diritto fondamentale dei lavoratori: l’articolo 18.
Cogliamo l’occasione per ribadire, in sintonia con un genuino spirito democratico di partecipazione, la necessità di un reale dibattito all’interno del partito al termine del quale approntare una consultazione vincolante delle iscritte e degli iscritti a Rifondazione Comunista.
Per Falcemartello – Tendenza Marxista del PRC
Stefano Pol
Franzil (PRC SE): le forze esterne al PD inizino un lavoro comune
Secondo il segretario regionale del movimento tutto ciò dovrebbe essere una naturale conseguenza di quanto emerso dall’assemblea regionale del Partito Democratico, svoltasi sabato a Udine
Riceviamo e pubblichiamo integralmente l’intervento del segretario regionale del PRC SE Kristian Franzil, che analizza le prospettive future della “galassia” regionale della sinistra, dopo quanto emerso dal congresso regionale del PD. L’assessore udinese chiama a raccolta tutti quanti, iniziando un percorso che appare, secondo lui, come il più sensato per le elezioni regionali del 2013.
”L’Assemblea regionale del Pd ha avuto un esito parziale e contraddittorio. I dirigenti del Pd continuano a dimenticare che la loro cosiddetta, e secondo noi sciagurata, vocazione maggioritaria resta, appunto, una vocazione e non la realtà. Ovvero si comportano come se intorno a loro, in opposizione a Tondo, non ci fosse nulla, dimenticandosi degli esiti delle amministrative e della necessità di costruire una coalizione per poter raggiungere l’obiettivo di una vittoria alle prossime regionali.
Le primarie del Pd aperte a tutti, ma forse no, derivanti dall’evidente rinuncia della candidata principale, la segretaria Serracchiani, sono contraddittorie perché è del tutto evidente che chi del Pd non è non ha alcun motivo per recarsi a votare. Un cittadino che si riconosca nelle tesi delle sinistre, che abbia votato il movimento 5 stelle, che si sia ritirato nell’astensionismo, perché dovrebbe aiutare il Pd a risolvere i suoi problemi interni?
Inoltre, nelle votazioni, qualunque esse siano, il metodo è sostanza politica e non tecnica. Decidere chi potrà candidarsi e chi potrà votare non è delegabile a un gruppo tecnico, almeno che non sia una furbizia per trovare il metodo migliore per blindare il candidato che sarà scelto dopo le solite estenuanti riunioni interne.
Penso che, anche vista la sintonia delle rispettive posizioni nelle ultime settimane, sia arrivato il momento di costruire una relazione forte tra i soggetti politici della sinistra per costruire una propria base programmatica e una decisa posizione politica comune. La Federazione della sinistra, Sinistra ecologia e libertà, l’Italia dei valori ma anche le liste civiche di sinistra, la società civile ormai stanca di aspettare cosa deciderà il Pd, i movimenti portatori di elementi concreti di programma, credo debbano oggi impegnarsi a costruire uno spazio politico unitario.
PD: per le elezioni regionali verranno fatte le primarie
Questo è quanto emerso dal congresso del partito, svoltosi a Udine. Chi sarà il candidato destinato a sfidare il Governatore uscente Renzo Tondo?
L’assemblea regionale del Pd ha deciso lo svolgimento di elezioni primarie, aperte a militanti ed elettori, per la scelta del proprio candidato alla presidenza per le Regionali del prossimo anno.
Lo hanno anticipato il deputato triestino Ettore Rosato e il segretario della sua città del partito, Francesco Russo, scrivendo sui propri profili Twitter al termine della riunione, svoltasi sabato a Udine a porte chiuse. ”Voglio 50 mila votanti alle primarie del Pd – scrive Russo – e se sottoscrive il programma si candidi anche Honsell”.
Ultimo articolo della serie dedicata a Beppe Grillo ed al Movimento 5 Stelle.
Scritto da Alessio Marconi
Martedì 05 Luglio 2011
Alle amministrative dell’anno scorso avevamo visto una nuova lista con risultati sorprendenti in diverse regioni d’Italia: il Movimento 5 stelle. Era il primo tentativo di tradurre in chiave elettorale una campagna mossa da Beppe Grillo contro la casta politica e che aveva trovato nei V-day (Vaffanculo-day) i propri ritrovi di piazza dopo essersi sviluppata soprattutto attraverso Internet.
Proseguiamo la pubblicazione di articoli riguardanti Beppe Grillo, il grillismo ed il Movimento 5 Stelle apparsi sulla rivista marxista FalceMartello.
Scritto da Andrea Davolo
Martedì 27 Aprile 2010
I risultati sorprendenti della lista del Movimento 5 Stelle alle scorse elezioni regionali hanno imposto sulla scena politica un nuovo competitore a sinistra.
La collocazione della lista al di fuori dei due poli di centro-destra e di centro-sinistra, l’identità che si è cucita addosso di movimento anti-casta e per il rinnovamento e il cambiamento, sono fattori che hanno permesso di aggregare attorno ai “grillini” un vasto consenso di voti in libera uscita dal Pd, ma soprattutto da Rifondazione comunista, dimostrando in regioni come il Piemonte, ma soprattutto l’Emilia Romagna, le larghe potenzialità che risiedevano in una proposta elettorale che si collocasse alla sinistra di governatori uscenti quali la Bresso ed Errani. E se il centro-sinistra della governatrice pro-Tav è stato sconfitto dal reazionario Cota, in Emilia Romagna Errani si è dovuto accontentare di vincere con il 52%, minimo storico per il centro-sinistra emiliano-romagnolo, a causa dell’exploit del candidato 5 Stelle Favia, piazzatosi al 7%. In entrambe le situazioni non è causale che il Movimento 5 stelle abbia imperniato gran parte della propria campagna elettorale sui temi della difesa dell’ambiente contro le devastazioni e gli scempi che sia Bresso che Errani hanno realizzato e progettato, dalle cementificazioni emiliane alla Tav in Val Susa (dove il Movimento 5 Stelle ha raggiunto il 30% dei voti fagocitando, di fatti, il consenso che precedentemente era a favore del Prc).
Pubblichiamo una rigorosa analisi del giornalista Gennaro Carotenuto sulle elezioni presidenziali in Francia. Ecco perché non si può parlare di sconfitta per Mélenchon e la sinistra radicale.
di Gennaro Carotenuto, lunedì 23 aprile 2012, 08:17

Soffermiamoci su di un aspetto particolare del primo turno delle presidenziali francesi. È andato bene o male il candidato del Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon con il suo 11% abbondante dei voti e quattro milioni di francesi che lo hanno votato? Nei titoli dei giornali, che giustamente si soffermano sull’imminente ballottaggio, sull’incollatura di vantaggio di François Hollande su Nikolas Sarkozy e sull’agghiacciante trionfo dell’ultradestra di Marine Le Pen, Mélenchon viene liquidato spesso come delusione. Ma è proprio così?